Così scriveva il prof. Vittorio Grevi nel Corriere della Sera il 27 gennaio 2009

Così scriveva il prof. Vittorio Grevi nel Corriere della Sera il 27 gennaio 2009. E’ forse per questo che in molti non lo vogliono come Vice presidente del CSM?

Per una disciplina delle intercettazioni
di Vittorio Grevi (dal Corriere della Sera del 27 gennaio 2009)

Dal quotidiano profluvio di notizie e di smentite, intorno ai futuri indirizzi politicolegislativi in tema di intercettazioni (da non confondersi con le recenti polemiche sull’«archivio Genchi», composto invece di tabulati, cioè di dati esterni al traffico telefonico), emergono alcune questioni di fondo destinate a configurarsi come altrettanti punti nodali della nuova disciplina del settore, peraltro già anticipati nel disegno di legge promosso a giugno dal ministro Alfano.

Una disciplina la quale non potrà comunque prescindere dal fatto che le intercettazioni costituiscono uno strumento prezioso e spesso insostituibile per le indagini, previsto dalla costituzione in deroga al principio della libertà e segretezza delle comunicazioni, e per ciò ammissibile soltanto «per atto motivato dell’autorità giudiziaria» e «con le garanzie stabilite dalla legge».

Vediamo, dunque, di esaminare alcune di tali questioni, cominciando dal profilo statico delle suddette garanzie.

1) Ambito di ammissibilità delle intercettazioni.
Anche all’interno delle forze di maggioranza ci si è persuasi che non è possibile restringere oltre misura (ad esempio, con riguardo ai soli delitti di terrorismo e di criminalità organizzata, secondo una proposta più volte rilanciata dal presidente Berlusconi) l’area dei reati, per il cui accertamento sono ammesse le intercettazioni.
Accantonata, per ovvie ragioni di buon senso, l’idea di non consentirle rispetto ai delitti contro la pubblica amministrazione (ivi compresa la corruzione), ci si sta rendendo conto che, anche rispetto agli altri reati comuni, la soglia di sbarramento prevista dal progetto Alfano (pena massima superiore ai dieci anni) è troppo elevata. Infatti ne rimarrebbero esclusi molti reati, rispetto ai quali sarebbe assai controproducente rinunciare ad un simile strumento investigativo (tra questi, i delitti di associazione per delinquere, rapina, estorsione, sequestro di persona, bancarotta fraudolenta, sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale, etc.).

2) Autorizzazione del giudice.
Potrebbe essere opportunamente coltivata la proposta, contenuta nel progetto Alfano, di attribuire ad un tribunale collegiale, in luogo del gip, la competenza ad autorizzare le intercettazioni, su richiesta del pm.
Anche qui, tuttavia (come nel settore delle misure cautelari), occorre fare i conti con notevoli problemi organizzativi, soprattutto nei tribunali, anche provinciali, di modesto organico. E, in ogni caso, nelle ipotesi di urgenza occorrerebbe comunque riservare al pm il potere di provvedere di sua iniziativa, salva la successiva convalida dell’organo collegiale.

3) Presupposto indiziario.
Fermo restando che le intercettazioni non possano venire autorizzate per la sola ricerca delle notizie di reato, il loro presupposto deve essere rappresentato (come oggi) dalla presenza di «gravi indizi di reato», non potendosi invece pretendere, come qualcuno vorrebbe, la sussistenza di «gravi indizi di colpevolezza» a carico di un indagato.
Una volta commesso il reato, infatti, le intercettazioni devono poter essere disposte — in quanto indispensabili — anzitutto per verificare in quale direzione debba svilupparsi l’indagine, dunque anche quando ancora nulla si sappia circa gli autori del reato (oltreché, naturalmente, allo scopo di riscontrare poi gli eventuali indizi già sussistenti a carico di uno o più soggetti).

4) Durata delle operazioni.
Appare molto opinabile la proposta secondo cui (a parte le indagini per delitti di terrorismo o di criminalità organizzata) la durata delle intercettazioni, proroghe incluse, non potrebbe comunque superare un certo limite temporale: tre mesi stando al progetto Alfano, ovvero addirittura un termine inferiore stando ad altri. Si tratta di proposte che si scontrano con la realtà di numerose esperienze giudiziarie, oltreché con la stessa logica, non essendo pensabile che l’uso di un certo strumento investigativo debba bloccarsi, nel bel mezzo delle indagini in corso (se mai potrebbero essere irrigiditi i presupposti dei provvedimenti di proroga dell’originario termine).

5) Intercettazioni ambientali (cioè tra soggetti presenti).
Mentre è comprensibile che, all’interno del domicilio, esse siano sottoposte a presupposti molto rigorosi (in particolare, solo quando si abbia motivo di ritenere che vi si svolgerà l’attività criminosa), non ha senso, invece, che gli stessi presupposti vengano prescritti per tali intercettazioni, come pure per quelle di immagini mediante riprese visive, anche nei luoghi pubblici o aperti al pubblico.
Naturalmente molti altri sono i problemi legati al profilo dinamico delle intercettazioni, ai possibili abusi (che vanno repressi) ed agli eventuali eccessi (che vanno contenuti sul piano concreto, a parte la questione dei costi, da risolversi anche a livello organizzativo). Il più importante e urgente è, ovviamente, quello relativo all’indebita divulgazione, ed alla successiva pubblicazione, dei risultati delle stesse, soprattutto quando si tratti di intercettazioni ancora segrete, ovvero irrilevanti per i fini di giustizia. Su tutti questi problemi, dunque, occorrerà tornare a riflettere. Ma perché, nel frattempo, non si riprendono le mosse (anche) da quel disegno di legge Mastella, che nell’aprile 2007 era stato approvato dalla Camera pressoché all’unanimità, con soli sette astenuti?

Tratto da Legittima difesa
28 luglio 2010

GIOACCHINO GENCHI: «Mangano, un “eroe” con un curriculum criminale di tutto rispetto»

Per avere esternato ”negative asserzioni” storicamente accertate sul conto dell’on. Silvio Berlusconi, quale quella di avere definito Vittorio Mangano un eroe, io dovrei essere destituito dalla Polizia di Stato.

(…) Nello stigmatizzare l’episodio [dell’arruolamento alla villa di Arcore del boss Palermitano Vittorio Mangano] ho anche considerato le definizioni con le quali l’on. Berlusconi ha nel tempo commentato i suoi rapporti con Mangano, fatto passare per “fattore” (e non per “stalliere”) quando era in vita, fino a definirlo “un eroe” dopo la morte, con la quale si sono estinti per Vittorio Mangano i giudizi in corso per i quali era già stato condannato in primo grado a due ergastoli, in due distinti giudizi per omicidi ed in uno anche per associazione mafiosa, oltre alle pene già espiate per le condanne riportate per associazione per delinquere con la mafia al processo Spatola, oltre che per traffico di droga al maxi processo istruito da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino ed altri tre omicidi.
Insomma a ben considerare, Vittorio Mangano era un “eroe” con un curriculum criminale di tutto rispetto (…)

Gioacchino Genchi
29.06.2010

Tratto da: «Guai, a non considerare Mangano “un eroe”».
>>> Leggi l’integralità del post sul nuovo blog
di Gioacchino Genchi
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IL CASO GENCHI: «Finalmente disponibile in rete la puntata di Matrix del 27 gennaio 2009»

«Finalmente disponibile in rete la puntata di Matrix del 27 gennaio 2009, a cui ho partecipato con Enrico Mentana, prima che lo licensiassero da Mediaset»

«Finalmente, grazie all’impegno del giornalista libero Oliviero Genovese è possibile vedere in rete l’intera puntata di Matrix del 27 gennaio 2009 sul “caso Genchi“.
Consapevole dei rischi, ho accettato l’invito di Enrico Mentana di partecipare alla sua trasmissione dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi di qualche giorno prima, quando ad Olbia mi aveva definito «il più grande scandalo della storia della Repubblica», nel tentativo di delegettimarmi e di deligittamare con me le più moderne tecniche di indagine giudiziarie, con l’uso delle intercettazioni e dei tabulati telefonici.

IL CASO GENCHI di Edoardo MontolliMentana è stato molto bravo nel condurre la trasmissione, con la realizzazione di servizi e interviste ad effetto (fra cui quella all’ex ministro Clemente Mastella), con le quali pensava di mettermi knock-out.
Non c’è riuscito e forse non è un caso che quella è stata per lui una delle ultime puntate di Matrix, prima del licenziamento da Mediaset.
Forse non è nemmeno un caso che alla prima puntata del nuovo Matrix, condotta da Alessio Vinci, ha partecipato alla trasmissione l’ex comandante dei ROS Mario Mori, seduto nella stessa poltrona in cui ero stato intervistato io.

Da allora ho cercato in tutti i modi di procurarmi una copia della puntata di Matrix del 27 gennaio 2009, che sembrava sparita dalle teche di Mediaset.
Nessuno ne sapeva più nulla, come se non fosse stata mai trasmessa.
In molti hanno tentato di nasconderla
, visto che i temi trattati, dalle intercettazioni alle indagini sulle stragi, sono oggi più attuali di allora.
Con 30 chili in meno, ma con la stessa forza e determinazione di allora, ve ne propongo la visione al seguente link: http://vimeo.com/12882029

I temi trattati sono tutti approfonditi nel libro intervista “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato“, di Edoardo Montolli, Aliberti editore.»

Gioacchino Genchi
Legittima difesa, 27.06.2010

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI: IL LIBRO “IL CASO GENCHI” NON HA VIOLATO LA PRIVACY DELL’ON.GOZI. E NON SARA’ RITIRATO DAL MERCATO

Comunicato stampa:

GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI: IL LIBRO “IL CASO GENCHI” NON HA VIOLATO LA PRIVACY DELL’ON.GOZI.
E NON SARA’ RITIRATO DAL MERCATO

IL CASO GENCHI di Edoardo Montolli«L’ufficio del Garante della privacy ha respinto il reclamo dell’On. Sandro Gozi contro il libro Il caso Genchi di Edoardo Montolli, edito da Aliberti.

Il deputato del Pd si era rivolto al Garante chiedendo di vietare “l’ulteriore diffusione del volume”, sostenendo che all’interno fossero stati trattati illecitamente i suoi dati personali. L’autore aveva scritto di lui a proposito dell’indagine Why Not, svolta anche a suo carico dal pm Luigi de Magistris, dando però conto della successiva archiviazione che lo riguardava.

Riscontrati, dunque, – scrive il Garante nel provvedimento – i necessari aggiornamenti del caso, ad avviso di questo Ufficio, il trattamento di dati oggetto di contestazione può trovare un fondamento nell’esercizio dell’attività giornalistica e di manifestazione del pensiero a cui fanno riferimento l’art. 137 del Codice e il relativo codice di deontologia. Esso si riferisce infatti nella ricostruzione di fatti emergenti da un’indagine giudiziaria complessa e particolarmente discussa i quali, pur se non aventi rilevanza penale, possono comunque rivestire un interesse generale, a maggior ragione quando riferiti anche a personaggi di rilievo pubblico (art.6 codice di deontologia cit.). In questo quadro, non emergono nel libro riferimenti a vicende personali del reclamante eccedenti e non pertinenti rispetto a tali fatti”.

Non c’è stata, dunque, alcuna violazione della privacy. E il libro non dovrà essere tolto dal mercato».

Aliberti editore

IL CASO GENCHI: IL GIUDICE DI MILANO RIGETTA IL RICORSO EX ART.700 DELL’EX TENENTE COLONNELLO DEL ROS ANGELO JANNONE

Ricorso respinto. L’ex tenente colonnello è stato condannato a pagare le spese legali per Aliberti editore

IL LIBRO «IL CASO GENCHI» NON PERDERA’ I SUOI CONTENUTI SUL CASO DELLO SPIONAGGIO TELECOM: IL GIUDICE DI MILANO RIGETTA IL RICORSO EX ART.700 DELL’EX TENENTE COLONNELLO DEL ROS ANGELO JANNONE

IL CASO GENCHI di Edoardo MontolliLa prima sezione civile del Tribunale di Milano ha respinto il ricorso con cui l’ex tenente colonnello del Ros Angelo Jannone, recentemente rinviato a giudizio nel caso dello spionaggio Telecom, aveva chiesto di modificare i contenuti del libro Il caso Genchi, di Edoardo Montolli (Aliberti).

Jannone si era infatti rivolto al tribunale, ex articolo 700, per chiedere la rimozione dai libri non ancora stampati di diversi brani che lo riguardavano, e di inserire un’errata corrige in quelli stampati ma non ancora diffusi. Tra i brani più contestati, uno inerente proprio la spinosa vicenda dello spionaggio Telecom. Secondo l’ex consulente di de Magistris Gioacchino Genchi, infatti, Jannone risultava l’usuario di una scheda telefonica sfuggita ai magistrati milanesi che lo avevano indagato. E, scrive il giudice, Jannone si era lamentato «dell’attribuzione intestata a Telecom Italia in uso al ricorrente per contatti con Tavaroli e Ghioni, con conseguenti congetture da parte del Genchi nella ricostruzione dei fatti occorsi nell’ultimo mese prima del suicidio del capo della security governance di Tim Adamo Bove».
Secondo il tribunale, tuttavia, Jannone ha lamentato «genericamente la non veridicità della ricostruzione dei fatti riportati senza tuttavia offrire alcun elemento di riscontro tale da consentire al giudicante, nei limiti di cognizione propri della giurisdizione cautelare, di apprezzare la fondatezza delle contestazioni e la sussistenza del fumus boni iuris».

Ricorso respinto. L’ex tenente colonnello è stato condannato a pagare le spese legali per Aliberti editore, Edoardo Montolli, Gioacchino Genchi e per Emilio Grimaldi, il blogger che aveva ripreso brani del libro e del quale Jannone aveva chiesto «l’oscuramento del sito».

Aliberti editore

LA POLIZIA PRONTA A CACCIARE GENCHI. MA LA SOSPENSIONE È ILLEGITTIMA di Monica Centofante

Nonostante. O forse proprio per tutto questo.

di Monica Centofante – 23 aprile 2010

Nell’Italia de “la legge è uguale per tutti “ ci sono i poliziotti condannati per le violenze alla Diaz. E c’è Gioacchino Genchi.

I primi a collezionare consensi e promozioni a dispetto delle manganellate, dei calci, delle torture inflitte a inermi manifestanti del G8 di Genova. Il secondo a accumulare sospensioni dalla Polizia nonostante i 25 anni di onorato servizio, il prezioso lavoro svolto insieme a Giovanni Falcone, le indagini sulle stragi del ‘92 e la collaborazione alle inchieste più delicate sui rapporti tra mafia, politica e istituzioni. Nonostante. O forse proprio per tutto questo.

Lo scorso 22 marzo, mentre il Pdl subissava di insulti la Polizia di Stato di Roma che aveva smentito il dato sul milione di sostenitori del partito berlusconiano in Piazza San Giovanni, Genchi si vedeva recapitare la terza di quelle sospensioni. Forse l’ultima, perché se il Tar non dovesse accogliere i suoi ricorsi, la destituzione sarebbe automatica.

Nell’occasione le solite voci maligne avevano ipotizzato che quella decisione fosse in fondo “la cosa migliore” per non sollevare un altro vespaio con la riammissione in servizio del vicequestore, attesa per il giorno successivo. Il 23 marzo, a quasi due mesi di distanza dai fatti contestati.

Ma a leggere oggi il provvedimento firmato dal funzionario istruttore del procedimento disciplinare, Mario Caggegi, il sospetto si infittisce.

Non solo per le accuse mosse contro Genchi, che si sarebbe macchiato della grave colpa di aver espresso le proprie opinioni nel corso di ben due convegni: uno a Cervignano del Friuli, il secondo a Roma, al Congresso Nazionale dell’Idv.

Ma, dato ancor più preoccupante, perché il provvedimento stesso, sulla base del quale il capo della Polizia Antonio Manganelli si dichiara pronto a dare il ben servito a Gioacchino Genchi, sarebbe illegittimo. O almeno non applicabile al caso in questione.

Il problema, squisitamente giuridico, ruota attorno ad un articolo (il 92 del D.P.R. n. 3/57) intitolato “sospensione cautelare facoltativa” e destinato agli impiegati civili dello Stato “in servizio”.

La norma infatti ha lo scopo di prevenire danni alla pubblica amministrazione da parte di soggetti che hanno commesso illeciti e che, rimanendo al loro posto, continuerebbero a commetterli. Per cui è necessario fermarli.

Niente a che vedere con Genchi, che al momento della notifica del provvedimento non si trovava affatto in servizio, perché già sospeso dal 23 marzo 2009 con un’altra “infamante accusa”: aver risposto su Facebook alle critiche di un giornalista di Panorama che gli dava del “bugiardo”.

E anche volendo, per assurdo, accettare l’applicazione di quella norma non può sfuggire che la stessa non prevede punizioni per la libera manifestazione del proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, garantiti dall‘art. 21 della Costituzione. Quindi la partecipazione del vicequestore ai due convegni non sarebbe comunque da considerare illegittima.

Morale della favola: i presupposti per sospendere non ci sono ma la Polizia lo fa lo stesso.

E sarà un caso che ad anticipare la decisione siano le dichiarazioni del senatore Maurizio Gasparri (“Se il capo della Polizia si avvalesse ancora di un personaggio del genere, la cosa sarebbe sconcertante e non priva di conseguenze…”) seguito a ruota da Il Velino e Panorama. Che manifestando straordinarie doti profetiche già il 12 febbraio si chiedevano se le esternazioni di Genchi al congresso dell’Idv potrebbero “costare care” al vicequestore. Sottolineando: “Un’altra sanzione parrebbe inevitabile. Solo che alla terza sospensione dalla Polizia si viene destituiti. Per sempre”.

Tutto come un anno fa, quando la prima delle sospensioni era stata annunciata dallo stesso Gasparri che si interrogava sul perché “il capo della polizia e direttore del dipartimento per la pubblica sicurezza, prefetto Manganelli” non avesse ancora pensato a frenare l’operato di Gioacchino Genchi (23 marzo 2009). Mentre il Presidente del Consiglio lo aveva definito “il più grande scandalo della storia della Repubblica”.

Curiosa combinazione: le dichiarazioni arrivavano a pochi giorni dal decreto di sequestro emesso dai magistrati di Salerno nell’ambito di indagini alle quali Genchi aveva partecipato. E che avevano riguardato diversi esponenti del Pdl, tra cui i parlamentari Giancarlo Pittelli e Giuseppe Galati e l’ex presidente della Regione Calabria Giuseppe Chiaravalloti.

Solo l’ultima, in realtà, di una serie di indagini condotte con procure diverse e che avevano additato le responsabilità di esponenti del centrodestra: dal senatore Dell’Utri al senatore Cuffaro, dal defunto Gaspare Giudice agli onorevoli Mastella, Castiglione, Borzacchelli, Piccione, Lo Giudice.

Anche lo stesso Berlusconi era emerso diverse volte nelle consulenze di Gioacchino Genchi: nel processo Dell’Utri in merito alle origini del partito di Forza Italia e ai collegamenti mafiosi con i fondatori del movimento Sicilia Libera; nel corso delle indagini sulle stragi del ‘92; nel processo Mills. Mentre Gasparri sarebbe forse finito nel calderone se le indagini di Luigi de Magistris non fossero state bruscamente interrotte dalla revoca “immotivata” del procedimento Poseidone. Per la quale i vertici della procura di Catanzaro sono indagati insieme ai soliti Pittelli e Galati.

Anche qui, guarda caso, il consulente del pm era proprio Gioacchino Genchi, che sul senatore Gasparri ha specificato: “Per ragioni di riservo investigativo non posso palesare quanto era emerso dalle indagini del Pubblico Ministero”.

Coincidenze? Chi può dirlo.

Certo è che le accuse mosse dai vertici della Polizia al vicequestore fanno un po’ sorridere.

“Ha arrecato un grave danno all’immagine della Polizia, si legge nel documento, e ha screditato “il Capo del Governo in carica” con “un comportamento eticamente scorretto e non ammissibile per un Funzionario dello Stato”.

A seguire le prove:

Genchi avrebbe definito una “pantomima” il rinvenimento di una microspia nello studio privato di Berlusconi nel 1996;

avrebbe osato evidenziare una coincidenza temporale tra la famosa aggressione subita a Milano dal premier e lo scontro interno al Pdl con le prese di posizione di Gianfranco Fini oltre alle gravi carenze del servizio di scorta del Presidente e la prognosi un tantino esagerata per le lesioni riportate;
avrebbe “cercato di sminuire l’importanza delle operazioni di Polizia che hanno portato all’arresto dei latitanti Gianni Nicchi e Gaetano Fidanzati, facendole apparire come una messinscena per oscurare il ‘No Berlusconi day’ e le dichiarazioni di Spatuzza;
in riferimento all’attività investigativa sulla strage di Capaci avrebbe parlato di “blocco delle indagini da parte di Arnaldo La Barbera”.

Pazienza se il primo ad attaccare Berlusconi sul rinvenimento della fantomatica cimice era stato l’on. Roberto Maroni, all’epoca leader della Lega, che sull’accaduto aveva commentato: “Secondo me la microspia nello studio di Berlusconi è stata messa o da Berlusconi stesso o da qualcuno dei suoi per fargli fare la figura della vittima” (vedi Ansa 11 ottobre ‘96);

pazienza se le carenze nel servizio di scorta sono state assodate in diverse sedi;

pazienza se il medico della Procura di Milano ha ridimensionato la prognosi di “almeno 90 giorni” prognosticata dal medico personale del premier a “20, massimo 40 giorni”;

e pazienza ancora se le dichiarazioni su La Barbera erano più che note, visto che Genchi ne aveva ampiamente parlato al processo d’appello sulla strage di Via D’Amelio. Denunciando carenze investigative e probabili depistaggi sui quali forse faranno luce i magistrati che di recente hanno riaperto quelle indagini.

In quanto alle catture di Nicchi e Fidanzati le accuse di Gioacchino Genchi erano rivolte ad una certa stampa. A quel mainstreaming che ha parlato dei successi del Governo – come se a catturare i latitanti fosse il Governo e non le forze dell’ordine (alle quali nemmeno vengono forniti i mezzi) -  mentre in secondo o terzo piano passavano le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza che avevano portato alla riapertura, a Firenze, delle indagini sui mandanti esterni delle stragi del ‘93. Con il possibile coinvolgimento di Berlusconi e Dell’Utri.

Tanto più che a insospettire il vicequestore, e non solo lui, era stato anche il ruolo accertato dei servizi nell’arresto di Nicchi, che il Presidente Berlusconi definiva “il numero due di Cosa Nostra” nonostante i suoi 29 anni e  nemmeno un’incriminazione per omicidio alle spalle.

Tutte cose denunciate da più parti. E chissà se ne terrà conto il Primo dirigente della Polizia di Stato Caggegi a cui Genchi ha inviato una lunga lettera di difesa nella quale, tra le altre cose, ha chiesto di “assumere pure le informazioni testimoniali dell’on. Roberto Maroni – oggi Ministro dell’Interno – per sapere se conferma e se può aggiungere ulteriori elementi alle dichiarazioni rese all’Ansa l’11 ottobre 1996, mai smentite e riportate su tutte le principali testate giornalistiche italiane”.

Era lo scorso 19 aprile. Il giorno in cui scadevano i termini per rispondere alla terza sospensione cautelare. Quella sospensione che, ancora, era seguita ad una serie di attacchi mediatici provenienti da una ben precisa parte politica. E proprio mentre si diffondeva la notizia della collaborazione del consulente con la Procura di Crotone nelle indagini che hanno portato all’arresto dell’ex capo della Security Wind Salvatore Cirafici e in quelle della Procura di Roma che hanno aperto le porte del carcere, fra gli altri, all’ex senatore del Pdl Nicola Di Girolamo nell’ambito dell’inchiesta sulla mega truffa Fastweb-Telecom Italia Sparkle.

Ad un primo sguardo sembrerebbe di trovarsi di fronte ad una persecuzione politica.

Ma questa, si dirà, è roba da dietrologi.

MONICA CENTOFANTE
“La Polizia pronta a cacciare Genchi. Ma la sospensione e’ illegittima
Tratto da AntimafiaDuemila

GIUSTIZIA ALL’ITALIANA

Col tempo

ANSA – Palermo – ore 15:57: Il consulente informatico Gioacchino Genchi è stato condannato a pagare 200 euro di ammenda perché, senza giustificazione, non si è presentato a deporre davanti ai giudici della quinta sezione del tribunale di Palermo che celebrano il processo per una maxirapina ai Monopoli di Stato. Genchi, per anni incaricato di complesse consulenze informatiche da diverse procure italiane, avrebbe dovuto testimoniare sulle indagini che hanno portato al dibattimento. Il pm Maurizio Agnello aveva chiesto al collegio di disporre l’accompagnamento coatto del teste.

Così, alle 15.57 recitava il dispaccio Ansa. Esattamente oggi scadevano i termini per rispondere alla terza sospensione cautelare del servizio notificatami il 30 marzo scorso per aver manifestato, da sospeso, il mio diritto costituzionale di esprimere opinioni. Diritto diventato di questi tempi quasi un reato, evidentemente. Un reato com’è noto, assai grave, anche se non si comprende come potesse interessare alla Polizia, visto che ero sospeso da ogni prerogativa del mio status. Ma questa è un’altra, grottesca storia.

Va da sé, che, anche se per stamane alle 9 era prevista l’udienza, non potevo dunque intervenire, avendo fissato per la mattinata di oggi l’appuntamento col funzionario istruttore del Ministero dell’Interno, incaricato dal Cpo della Polizia per istruire l’ultimo procedimento disciplinare per la mia destituzione dal servizio. >>Leggi tutto>>

ANTONIO INGROIA: “la controriforma delle intercettazioni tutela la privacy della mafia”

“Quando passerà questa legge noi saremo disarmati nei confronti di questo pezzo del sistema criminale e voi cittadini sarete più indifesi”

C'ERA UNA VOLTA L'INTERCETTAZIONE di Antonio Ingroiadi Eleonora Mastromarino

Antonio Ingroia, allievo di Falcone e Borsellino e attuale procuratore aggiunto a Palermo, di questa materia se ne intende e ci tiene a spiegare quali potrebbero essere gli effetti negativi della nuova legge. Per farlo ha anche scritto un libro, “C’era una volta l’intercettazione”.

Innanzitutto per Ingroia sono state troppe le bufale della politica su questo tema: “Ho vissuto momenti d’indignazione, da cittadino oltre che da magistrato, rispetto all’utilizzo continuo della menzogna e di una campagna di stampa nella quale i fatti vengono costantemente capovolti”.

Per esempio, il governo giustifica questa riforma perché necessaria per la tutela della privacy e la riduzione della spesa per le intercettazioni, considerata troppo elevata. Per settimane abbiamo sentito politici di entrambi gli schieramenti dare i numeri a proposito della quantità di persone intercettate. Il ministro Alfano è arrivato a dire che si tratterebbe di almeno 2 milioni di italiani. Ingroia però ci tiene a dimostrare come “in realtà le persone intercettate non sono più di 20.000 ogni anno, molto meno del 1% della popolazione”.

È vero che le intercettazioni costano troppo?

“Si- risponde il magistrato- ma esistono sistemi semplici e a portata di mano che consentirebbero di ridurre i costi senza bisogno di ridurre le intercettazioni, o addirittura di abolirle come di fatto succederebbe con questa legge.” >>Leggi tutto>>

WHY NOT e POSEIDONE, LE INDAGINI “PROIBITE” (Chiara Spagnolo)

La Procura di Salerno manda l’avviso di conclusione delle indagini. Coinvolti 7 magistrati e 2 parlamentari. Qualcuno sembra avere abusato della propria funzione e del proprio potere. Magistrati e parlamentari insieme. E, probabilmente, chi aveva intuito tale possibilità non era un pazzo visionario.

SALERNO — Sette magistrati e due parlamentari della Repubblica indagati. Lo spettro di un sistema di corruzione che si addensa pesante sulla Procura di Catanzaro e una vicenda che, ancora una volta, rischia di scomparire dalle prime pagine dei giornali e dai titoli dei notiziari. Nella Calabria in cui la ‘ndrangheta fa sempre notizia, il sistema perverso che lega a filo doppio politica, imprenditoria e magistratura, rischia di essere messo in ombra per l’ennesima volta, insieme all’inchiesta della Procura di Salerno, che nei giorni scorsi ha portato all’emissione di dodici avvisi di conclusione delle indagini preliminari. La vicenda di cui si parla è più che nota: riguarda il presunto piano messo in atto per bloccare indagini condotte negli anni tra il 2004 e il 2007 dal sostituto procuratore Luigi de Magistris, oggi europarlamentare di Italia dei Valori all’epoca in servizio a Catanzaro. >>Leggi tutto>>

Genchi è un fiume in piena. Scenari inquietanti e legami stretti tra politica e criminalità

“In Italia le stragi hanno segnato un colpo di stato, un passaggio istituzionale delegato alla mafia, per attuare un cambio di regime”

Questa vicenda mi ha dato la possibilità di incontrare tante persone impegnate nella ricerca della giustizia e della verità, con una grande volontà di conoscenza”. Chi pronuncia queste parole è Gioacchino Genchi, Vice questore di Palermo, davanti ad una nutrita platea presente nell’aula consiliare del Comune di Sapri. L’occasione è quella del primo incontro ufficiale organizzato dall’appena nata Associazione di promozione sociale “Officine Creative – Luigi Sainato”, gruppo che ha preso il nome del 24enne di Sapri scomparso qualche mese fa in conseguenza di un tragico incidente stradale. Il riferimento è al cosidetto “caso Genchi”, al presunto (e fantomatico) archivio illecito di intercettazioni elaborato dal vice questore.

L’evento, svoltosi nel pomeriggio di domenica, si è articolato nell’arco di oltre due ore, durante le quali si è discusso del libro di Edoardo Montolli “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato” e ci si è addentrati nella situazione attuale dell’informazione italiana, in relazione al rapporto tra tutela della privacy e diritto all’informazione. Si è parlato dell’attività di consulente delle procure, portata avanti da Genchi per oltre 20 anni. Anni nei quali l’esperto di tabulati si è trovato ad analizzare e intersecare i traffici telefonici di tutti i personaggi coinvolti nelle indagini più scottanti del torbido panorama politico, economico e criminale, dagli anni ‘90 ad oggi. Dal periodo del passaggio dalla prima alla seconda repubblica, quello delle stragi, alle scalate bancarie, ai sequestri, agli omicidi, alle collusioni tra mafia e politica, fino ad arrivare all’inchiesta “Why not” e agli ultimi scandali, come quello di Fastweb e del senatore Di Girolamo. Genchi ha ricostruito, attraverso i dati inconfutabili dei traffici telefonici, la fitta rete di relazioni che stava dietro ai maggiori avvenimenti della scena politica ed economica, permettendo in numerosi casi l’accertamento di verità processuali fondamentali.

Ma un paio di anni fa scoppia il “caso Genchi”. Berlusconi da Olbia annuncia: “Sta per scoppiare il più grande scandalo della storia della Repubblica: un signore ha intercettato 350 mila cittadini italiani.” Quel signore è Gioacchino Genchi. >>Leggi tutto>>

Aggiornamento del calendario degli interventi delle prossime settimane

A richiesta dei numerosi amici che mi scrivono, riepilogo il calendario degli incontri a cui parteciperò nelle prossime settimane sui temi della giustizia, della legalità e dell’informazione, oltre che per la presentazione del libro “Il caso Genchi: storia di uomo in balia dello Stato”, di Edoardo Montolli, edito da Aliberti.

Palermo, giovedì 15 aprile 2010, ore 18:30
Giovedì 15 aprile 2010, alle ore 18:30, a Palermo, presso la libreria Modusvivendi in via Quintino Sella n. 79, parteciperò con l’autore e l’avv. Michele Calantropo alla presentazione del libro “I pezzi mancanti”, di Salvo Palazzolo, editore Laterza.

Napoli, venerdì 16 aprile 2010, ore 16:30
Venerdì 16 aprile , alle ore 16:30, a Napoli, presso l’Aula “Pessina” della Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, in Corso Umberto I n. 40, parteciperò con Luigi de Magistris al convegno sul tema:

“Corruzioni e frodi Europee: tra politica, imprenditoria e mafie”
Interverranno: Domenico Ciruzzi, Avvocato Penalista – Michele Curto, Presidente di FLARE – Monica Frassoni, Co-Presidente del Partito Verde Europeo – Marco Del Gaudio, Sostituto Procuratore DDA Napoli ed il giornalista Marco Lillo, redattore de Il Fatto

Marsala (TP), sabato 17 aprile 2010, ore 17:00
Sabato 17 Aprile 2010, alle ore 17:00, a Marsala (TP), presso il Centro Sociale “Sappusi” in via Falcone, parteciperò alla presentazione del libro “Il caso Genchi. Storia di un uomo in balia dello Stato” di Edoardo Montolli, Aliberti editore. L’incontro è organizzato dagli “Amici di Leonida”. Modererà il dibattito il giornalista Pino Maniaci. >>Leggi tutto>>

Altra sospensione dalla Polizia. I ‘poteri forti’ hanno deciso di farmi fuori

Non è mai stata una mia ‘vicenda personale’ ma uno degli attacchi più gravi allo stato di diritto

Alla vigilia della scadenza dellla sospensione dal servizio di un anno fa, ancora in attesa della pronuncia del TAR, mi è stato notificato un ulteriore provvedimento di sospensione dalla Polizia, con la contestazione dell’intervento al congresso dell’IDV. La mia coscienza e la solidarietà degli italiani onesti mi impongono di resistere a tutela di quella che non è mai stata una mia ‘vicenda personale’ ma uno degli attacchi più gravi allo stato di diritto.

Gioacchino Genchi

Alfano (IdV): Genchi ancora sotto tiro

“È più probabile che l’abbiano attaccato per la sua consulenza nell’inchiesta Phuncards-Broker”

Bruxelles, 25 Mar. In merito alla terza sospensione dell’ex vicequestore di Palermo Gioacchino Genchi, Sonia Alfano, europarlamentare di Italia dei Valori e Presidente dell’Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia afferma “La motivazione della sospensione mi sembra ancora una volta molto superficiale. Non credo che la sanzione sia realmente arrivata per la sua partecipazione al congresso di Italia dei Valori – sottolinea – è più probabile che l’abbiano attaccato per la sua consulenza nell’inchiesta Phuncards-Broker, scomoda per molti potenti già coinvolti nella storia di Genchi. A lui – conclude – rinnovo la mia vicinanza ed il mio affetto“.

Tratto da: Soniaalfano.it

SOTTO ATTACCO. TERZA SOSPENSIONE PER GIOACCHINO GENCHI (Antimafia Duemila)

SOTTO ATTACCO. TERZA SOSPENSIONE PER GIOACCHINO GENCHI
Antimafia Duemila

di Monica Centofante – 25 marzo 2010
Ora la sospensione rischia di diventare definitiva. E il vicequestore Gioacchino Genchi di essere cacciato dalla Polizia.

Lo scorso 22 marzo, un giorno prima di rientrare in servizio, il consulente di Procure e Tribunali di mezza Italia ha ricevuto da Antonio Manganelli la terza sanzione: questa volta con “l’infamante accusa” di aver partecipato al congresso dell’Italia dei Valori, al quale era stato invitato un mese fa. Motivazione, non c’è che dire, perfettamente in linea con i due precedenti provvedimenti di sospensione: il primo per aver risposto su Facebook alle critiche di un giornalista di Panorama che gli dava del “bugiardo”, il secondo per aver rilasciato un’intervista al giornalista Pietro Orsatti, nella quale raccontava il suo lavoro da consulente.
Se il Tar non dovesse accogliere i suoi ricorsi la destituzione dall’incarico, questa volta, sarebbe automatica. E Gioacchino Genchi – già consulente di Giovanni Falcone, dei magistrati che indagarono sulle stragi del ‘92 e di molti altri che hanno svolto e svolgono le inchieste più delicate sui rapporti tra mafia, politica e istituzioni – sarebbe costretto a lasciare la Polizia dopo 25 anni di onorato servizio. Mentre in quello stesso servizio continueranno a rimanere poliziotti che al loro attivo hanno pesanti condanne, persino di omicidio, cosa che evidentemente, per il capo Manganelli non sono ritenute “lesive per il prestigio delle Istituzioni”.
Qualche giorno fa, il capogruppo del Pdl al Senato Maurizio Gasparri, aveva lanciato un messaggio ad Antonio Manganelli: “Se il capo della Polizia si avvalesse ancora di un personaggio del genere, la cosa sarebbe sconcertante e non priva di conseguenze…”. E sarà un caso che la sanzione è arrivata dopo il contributo di Genchi all’inchiesta “Phuncards-Broker”, che ha coinvolto, tra gli altri, i vertici di Fastweb e Telecom Italia Sparkle insieme al (ex) senatore Di Girolamo.
Per l’occasione Libero non aveva mancato di attaccare il pm Romano Di Leo, che si era permesso di affidare la consulenza proprio a Genchi, mentre la procura capitolina stava indagando su di lui, con un’inchiesta avviata dall’allora procuratore aggiunto Achille Toro.
Lo stesso Toro che insieme al collega Nello Rossi, aveva fatto sottrarre l’intero archivio al perito informatico con un provvedimento illecito e si era rifiutato di restituirlo, con un atto di vera e propria eversione giudiziaria, quando il Tribunale del Riesame glielo aveva ordinato.
Lo stesso Toro che di recente è stato costretto a dimettersi perché sospettato di fuga di notizie, favoreggiamento e corruzione. Indagato nell’inchiesta sulle Grandi Opere che ha visto il coinvolgimento di soggetti ai vertici delle istituzioni, compreso il capo della protezione civile Bertolaso.
Nel dare la notizia su Facebook Gioacchino Genchi si è detto determinato a proseguire la sua battaglia. “La mia coscienza e la solidarietà degli italiani onesti  – ha scritto – mi impongono di resistere per quella che non è una ‘vicenda personale’, ma uno degli attacchi più gravi allo stato di diritto”.

La redazione di
ANTIMAFIADuemila rinnova a Gioacchino Genchi tutto l’affetto, la solidarietà e il sostegno.

Tratto da: Antimafia Duemila

IL CASO GENCHI: incontro con Gioacchino Genchi a Sciacca (video)

07.03.2010
Presentazione del libro “Il caso Genchi” a Sciacca.

“A distanza di circa due settimane dall’incontro con Gioacchino Genchi per la presentazione del libro IL CASO GENCHI” storia di un uomo in balia dello Stato di Edoardo Montolli, pubblichiamo la registrazione video dell’evento.”

Tratto da: L’Altra Sciacca

07.03.2010 - presentazione del libro "Il caso Genchi" di edoardo Montolli a Sciacca

David Parenzo porta Genchi sul palco del Parenti: “Nasce il theater talk”, spiega ad Affari

“David Parenzo porta Genchi sul palco del Parenti: “Nasce il theater talk”, spiega ad Affari”

di FABIO MASSA| Affaritaliani.it, 17.03.2010

David Parenzo, 33 anni, conduce il talk show più seguito delle televisioni del Nord: Iceberg, su Telelombardia. “Ma ci sono cose che la televisione non può spiegare”, dice ad Affaritaliani.it annunciando lo spettacolo “Il caso Genchi”, sulle scene del Teatro Franco Parenti domenica alle ore 21.

Da presentatore ad attore…

Non esageriamo. Io sono in scena, sono la voce che racconta il caso con Edoardo Montolli, autore del libro “Il caso Genchi”. Ci saranno due attori. E ci sarà anche Genchi, ovviamente.

Perché parlare di Genchi in teatro? >>Leggi tutto>>

IL CASO GENCHI: Teatro Parenti di MILANO, domenica 21 marzo, ore 21.00


Domenica, 21 marzo ore 21.30
Presso il Teatro Franco Parenti di Milano
via Pier Lombardo, 14

IL CASO GENCHI
“Storia di un uomo in balia dello Stato”

Intervista-spettacolo condotta da David Parenzo
a Gioacchino Genchi ed Edoardo Montolli,
autore dell’omonimo libro pubblicato da Aliberti editore.

Interventi teatrali di Roberto DeAngelis, Felice Froiio
Adattamenti per il palcoscenico di Davide Romano

Uno spettacolo-intervista, ma anche un’intervista spettacolare per le sue rivelazioni, al miglior consulente telematico delle procure, Gioacchino Genchi. >>Leggi tutto>>

Il giorno dell’ipocrisia nel porto delle nebbie

“Il giorno dell’ipocrisia nel porto delle nebbie”

di GIUSEPPE D’AVANZO | La Repubblica, 23.02.2010

SOLITAMENTE discreto, il procuratore di Roma Giovanni Ferrara decide di prendere la parola in pubblico. È già un errore. Conviene sempre che per i magistrati parlino i fatti. Nella carne viva di un’istruttoria o di un processo, poi è doveroso che quei fatti siano offerti soltanto nei luoghi deputati: l’udienza, l’aula. Gli argomenti che il Procuratore adopera peggiorano il quadro. Ferrara non trova il coraggio o l’umiltà di dirsi almeno addolorato per quanto è accaduto nel suo ufficio e a se stesso. Ha scelto incautamente per il governo del dipartimento dei reati contro la pubblica amministrazione una toga rivelatasi infedele, Achille Toro. >>Leggi tutto>>

Sabato 20 febbraio 2010: Salvatore Borsellino e Gioacchino Genchi a Maiolati Spontini (AN)

Per la cultura della legalità

“Le Amministrazioni Comunali di Castelbellino e Maiolati Spontini su iniziativa dei rispettivi Assessorati alla Cultura organizzano in maniera congiunta una manifestazione di testimonianza nella forma di incontro pubblico, previsto per il giorno sabato 20 Febbraio 2010 presso il Teatro Comunale “G.Spontini” alle ore 17.30, in cui saranno ospiti e relatori Salvatore Borsellino, fratello di Paolo, testimone e divulgatore impegnato in associazioni antimafia per la cultura della legalità, e Gioacchino Genchi, vice questore di Polizia, investigatore, esperto in tecnologie delle telecomunicazioni, autore del dialogo con lo scrittore Edoardo Montolli nel libro “Il caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato”. La manifestazione, dal titolo “Per la cultura della legalità” prende spunto dal desiderio delle Amministrazioni di promuovere il diritto della cittadinanza ad essere informata da chi ha vissuto e pagato sul campo la lotta all’illegalità ed alla mafia. Dare voce alle testimonianze di un familiare di una vittima della mafia e di un servitore dello Stato rappresentano, inoltre, un dovere morale, politico ed etico nei confronti di chi, a prezzo del rischio per la propria vita, conduce ogni giorno una continua battaglia per la verità e per il diritto di vivere in un Paese civile e libero dalle piaghe sociali: in primis, corruzione ed interessi economici mafiosi.”

Scritto da Amministrazioni comunali di Castelbellino e Maiolati Spontini
Tratto da 19luglio1992.com

Venerdì 19 febbraio 2010: Gioacchino Genchi e Salvatore Borsellino all’Università di Ancona

“Mafia e Stato: Verbo o Congiunzione?”

Venerdì 19 Febbraio 2010 presso l’Aula Magna della Facoltà di Ingegneria dalle ore 15:30 si terrà la conferenza sul tema “Mafia e Stato: Verbo o Congiunzione?”. Parteciperanno al dibattito Giocchino Genchi, Vice questore di Palermo e Consulente informatico di Falcone e Borsellino, e Salvatore Borsellino, fratello di Paolo Borsellino.

L’evento è organizzato dalla Scuola di Pace 2010 e dall’ ACU Gulliver. Sarà trasmesso in diretta su Radio Incredibile. >>Leggi tutto>>

COMPLOTTISTI. E POPCORN

“Complottisti. E popcorn” di Edoardo Montolli

Il 13 dicembre Massimo Tartaglia taglia come il burro la scorta di Berlusconi e riesce a colpirlo non con un fucile di precisione dalla cima di un palazzo, ma da mezzo metro con un souvenir che tiene in mano.
Prima reazione di Di Pietro: “Sono contro la violenza, ma Berlusconi con il suo comportamento e il suo menefreghismo istiga alla violenza”.
Prima reazione di Maroni, ministro dell’interno, condannato in via definitiva per aver tentato di mordere un polpaccio ad un agente durante la perquisizione alla sede della Lega: “L’episodio gravissimo di ieri trae le sue cause nel clima di contrapposizione violenta e nelle parole dettate dalla dialettica politica”. Sarà.
Primo bollettino medico: frattura del setto nasale e ferita lacero-contusa che ha richiesto punti di sutura al labbro inferiore. “E’ molto scosso, abbattuto e dispiaciuto”, dice il primario. Prognosi:  venti giorni.

IL MIRACOLO

Poi, d’improvviso, succede qualcosa. >>Leggi tutto>>

Indagine Bertolaso, Alfano (IdV), Scandalo ricco di intrecci

Indagine Bertolaso, Alfano (IdV), Scandalo ricco di intrecci

Sonia Alfano: “L’operato dei grandi organi di informazione mira a deviare l’attenzione dell’opinione pubblica su falsi scandali (eclatante la performance del Corriere della Sera sull’allora Pm Di Pietro ritratto in foto addirittura nella mensa di una caserma) per distoglierla da vicende di portata enorme (la legislazione piegata alle esigenze processuali dell’impunito Berlusconi e dei suoi sodali, le indagini sui mandanti esterni delle stragi del 1992-93, le acquisizioni sempre più agghiaccianti sulla trattativa fra Cosa Nostra e infedeli rappresentanti dello Stato, il ruolo deviato a lungo svolto da esponenti del Ros dei carabinieri, il ministro Alfano che aggredisce l’attività processuale svolta dal Tribunale di Palermo avendo come sua portavoce la figlia di uno dei principali responsabili della trattativa, ecc.). >>Leggi tutto>>

8, 9 e 10 di febbraio: cinque appuntamenti in provincia di Verona con Gioacchino Genchi e Benny Calasanzio

"Il caso Genchi - Storia di un uomo in balia dello Stato" di Edoardo Montolli (2009, Aliberti editore)Gioacchino Genchi l’8, il 9 e il 10 febbraio
sarà in provincia di Verona

per partecipare a ben cinque incontri assieme a Benny Calasanzio, candidato alle Regionali con l’Italia dei Valori. Sarà presentto il libro “Il caso Genchi: storia di un uomo in balia dello Stato“, di Edoardo Montolli, Aliberti editore. >>Leggi tutto>>