Edoardo Montolli, milanese, trentaseienne, inizia a raccontare storie a diciotto anni: il settimanale della sua città, il quotidiano La Prealpina e una radio locale dove conduce una trasmissione politica. Ma è soprattutto il giornalismo d’inchiesta che insegue. Nel 1996 scopre insieme a Michele Perla l’alfabeto dei furti, il codice usato da alcuni tipi di ladri per svaligiare le case, segnando cancelli, citofoni e porte. Un anno più tardi, dopo aver aperto un ufficio a Rho, scrive articoli e realizza foto per molti gruppi editoriali, quotidiani, settimanali, mensili. Mentre collabora con il Corriere della Sera e vende storie a trasmissioni Rai e Mediaset, il neonato quotidiano La Padania gli affida il service per la cronaca dell’intera provincia di Milano, incarico che manterrà fino al 2001 con lo pseudonimo che il padre usa per suonare la fisarmonica nelle osterie di Milano, Gigi Montero. Alla fine del ’97 riprende a lavorare anche per la radio, con Rtl 102.5 e la trasmissione Radio Zorro di Oliviero Beha.
Firma diverse inchieste di copertina per Il Borghese di Daniele Vimercati, e a fine anni ’90 approda a Maxim, dove si specializza in inchieste in prima persona su mondi borderline. Da quelli della notte, al gioco d’azzardo, dalle sette religiose al mondo zingaro. Pubblica lì diverse guide che destano scalpore: la mappa di tutti i luoghi d’Italia dello scambio di coppia, quella delle corse clandestine di auto, la guida alle carceri italiane redatta insieme ad un ex ergastolano graziato (dal rancio peggiore alle squadre di pestaggi). Fino all’inchiesta del gennaio 2000 sulle cavie umane, che fa il giro del mondo. Scova l’esistenza di 17 film inediti di Moana Pozzi e usando i suoi dati raccolti sul fatturato dell’ambiente hard, un deputato propone la prima porno tax.
Si tiene lontano dai riflettori e fa della libera professione una scelta di vita. Nel frattempo collabora così con Oggi, Focus e svariati quotidiani, oltre a periodici di varia natura, usando tre nomi diversi. Nel 2005 Andrea Monti lo vuole come consulente per la cronaca di News Settimanale. Scrive principalmente di nera e inizia ad occuparsi di criminalità organizzata. Sostiene per primo l’innocenza di Carmine Belli, “il mostro di Arce” assolto tre volte, e si occupa di casi irrisolti.
Quando il periodico affonda, pubblica inchieste e storie di crimine per Economy, L’Europeo e periodici Hachette, Mondadori e Rcs. Sul settimanale Cronaca Vera, sul quale sta in quel momento terminando un libro, nel 2007 inaugura la rubrica “L’avvocato del diavolo”, prendendo in mano casi chiusi di nera partendo dalle lettere inviate al direttore dai detenuti di mezza Italia. Segue casi di ingiuste detenzioni e errori giudiziari, facendo salire alla ribalta la vicenda del serial killer Ezzedine Sebai, che poi rilancia su Oggi, Panorama e Visto.
Nello stesso anno l’editore Aliberti gli affida la collana di libri Yahoopolis. Porta autori e titoli che la specializzano nel settore del giornalismo d’inchiesta. Tra questi: Inviato in galera di Mario Spezi, Pio La Torre, di Bascietto e Camarca, Il caso De Magistris e Clementina Forleo, un giudice contro di Antonio Massari, Vite Sospese di Adriana Pannitteri, L’uomo di Cogne di Gennaro De Stefano, Boris Giuliano- La squadra dei giusti di Daniele Billitteri, Michele Greco- Il memoriale e Mauro De Mauro di Francesco Viviano, Ecoballe di Paolo Rabitti, Elogio dell’evasore fiscale di Leonardo Facco, Toghe che sbagliano di Defilippi e Bosi.
Negli ultimi anni ha curato alcune rubriche, dalla radio ai periodici, da A a Gente Motori, tutte dal noir al crimine.
Definito dalla stampa “ultimo erede dei duri d’assalto”, ha pubblicato una biografia non autorizzata di Mike Tyson (Ges, 1998, instant book per le edicole), i thriller Il Boia (Hobby & Work, 2005), e La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007), poi entrati nella collana Giallo Mondadori.
Aliberti gli ha editato altri tre libri: il reportage Tribù di Notte, viaggio nelle ultime perversioni di tendenza (2005), Cara cronica- lettere (mai) pubblicate a Cronaca Vera (2007) e Il grande abbaglio- controinchiesta sulla strage di Erba (2008), scritto insieme a Felice Manti.
Tra le curiosità, alcune sue inchieste sui combattimenti clandestini, sulle cavie umane e sugli ultimi gladiatori sono state parodiate nel noir “Ho fatto giardino” (Mondadori, 2006) di Andrea G. Pinketts, nel personaggio del giornalista investigativo Edoardo Montoya.
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